La storia

Al tempo della dominazione longobarda, la Val Tiberina rimase sotto il controllo bizantino facendo parte di quel «corridoio» che collegava l'Esarcato con Roma. In età comunale, alleanze, scontri e conseguenti dipendenze scandirono le vicende dell'area, dove gii interessi politici di Arezzo, Perugia e il Montefeltro entrarono in conflitto con la volontà di autonomia dei Comuni, primo fra tutti Città di Castello al cui territorio diocesano appartenne, fra XIII e XIV secolo, per la quasi totalità. L'affermazione e la persistenza del ruolo di vera e propria città esercitato da Città di Castello, dotata di ampia autonomia politica e culturale fino a tutto il XV secolo, è fenomeno peculiare dell'alta valle del Tevere, terra di confine ed eccentrica rispetto alle aree di influenza dei grandi centri del potere. Questa egemonia, che sotto la signoria dei Vitelli trova piena espressione anche in ambito propriamente artistico e culturale, si proietta nel contado agricolo fitto di borghi e di ville, nel quale la città si pone come unico centro ordinatore.
Nella porzione meridionale della valle sono invece le grandi abbazie benedettine a strutturare il territorio tra XI e XIII secolo, avviando quei processi di colonizzazione agricola della pianura e di sfruttamento della montagna che verranno portati a compimento con le bonifiche e i diboscamenti promossi dal Comune perugino, nei cui domini il Piano di Sotto fino a Umbertide entra a far parte fra XIII e XIV secolo. L'articolazione degli ambiti del potere politico e la necessità di controllare l'importante via di comunicazione generano il fenomeno dell'incastellamento, che dissemina un reticolo eccezionalmente fitto e diffuso di fortificazioni. All'accordo politico tra la Chiesa e lo Stato fiorentino, ratificato nel 1441 da papa Eugenio IV e Cosimo il Vecchio, si deve la definitiva divisione amministrativa della valle ricalcata dall'attuale confine regionale.