L'ambiente

La Valtiberina identifica un tratto dell'alto corso del fiume Tevere, che si sviluppa con orientamento nord-sud da Albiano (in territorio aretino) fino a Umbèrtide. A nord, tra Sansepolcro e San Giustino, passa il confine, solo amministrativo, tra Toscana e Umbria, ereditato dall'organizzazione politica quattrocentesca e significativo di una storica vocazione alla bipolarità. La fragilità dell'integrazione territoriale è infatti fenomeno definito già in età medievale, quando le due porzioni della valle risultano distinte in «Piano di Sopra» e «Piano di Sotto», gravitanti il primo su Sansepolcro e città di Castello, l'altro su Perugia.
Per quanto riguarda l'ambito geografico è definito dalle circostanti regioni montuose. A nord-ovest la valle è separata dal bacino dell'Arno da una serie di rilievi elevati tra i 974 m dell'Alpe di Poti e i 1415 del monte il Castello, culmine dell’Alpe di Catenaia. A est, lo spartiacque con la Marecchia è segnato dalla dorsale dell'Alpe della Luna m 1454, con i valichi di Bocca Trabaria m 1049 e di Bocca Serriola m 730. A sud, ne segna il limite il monte Acuto m 926.
L'insediamento umano nell'alta valle del Tevere è stato favorito da un habitat ricco  di acque e da un substrato argillo-sabbioso. L’intensificazione del popolamento dovette avvenire soprattutto nel Neolitico. In età preromana il Tevere divenne confine di riferimento tra Etruschi e Umbri, stanziati i primi sulla destra idrografica (ovest) e i secondi nel territorio sull’opposta sponda; le città che sorgevano lungo le rive godevano naturalmente di una posizione privilegiata, tanto più che il fiume, navigabile per un lungo tratto, consentiva il trasporto di merci nelle due direzioni, mettendo così in relazione i centri della costa tirrenica con quelli dell'interno. In epoca romana, il Tevere, non più linea di confine fra nazioni diverse, fu utilizzato come grande via di comunicazione e di rifornimento della capitale.